Giorgio Perlasca, un Giusto tra le nazioni

Le Scarpe sulla riva del Danubio… un’installazione sul lungodanubio di Budapest in memoria dell’Olocausto (opera del regista Can Togay realizzato insieme allo scultore Gyula Pauer).
L’installazione ricorda il massacro dell’8 gennaio 1945 compiuto dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate, quando cittadini ungheresi di religione ebrea erano trascinati lungo il fiume Danubio, legati a gruppi di tre e venivano uccisi con un colpo alla nuca, poi i loro cadaveri venivano gettati nel fiume.  
(Photo credit della foto in evidenza: Lőrincz Judit)

Ma perché questa foto e questa storia in un articolo su Giorgio Perlasca?

Giorgio Perlasca con le sue azioni compiute nell’inverno del 1944-45 riuscì a salvare migliaia di ebrei ungheresi da una sorte terribile come quella sopradescritta.

Il busto di Giorgio Perlasca, all’entrata dell’Istituto Italiano di Cultura a Budapest, via Bródy Sándor
Photo credit: Molnár Éva

Giorgio Perlasca, commerciante italiano durante la seconda guerra mondiale, dal 1942 si trovava a Budapest.
Tra il 1 dicembre 1944 e il 16 gennaio 1945 salvò più di 5000 ebrei ungheresi dalla deportazione.
La sua storia è particolare da più punti di vista, prima di tutto per il percorso di vita che è pieno di volti e risvolti fino alla fine della fine della guerra.

Giorgio Perlasca negli anni ’30 è ancora un fascista convinto che aderisce al Partito Nazionale Fascista e si arruola nelle Camicie Nere, poi lotta come volontario nella guerra civile di Spagna a fianco di Franco.

Ritornato in Italia comincia ad allontanarsi dal fascismo soprattutto per la promulgazione delle leggi razziali, tanto da richiedere la sua licenza militare permanente che ottiene nel 1940.

Comincia a svolgere attività commerciali, e dal 1942 si trova a Budapest.

Siccome rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, viene ricercato, arrestato e internato, ma riesce a fuggire. Avendo con sé un’attestazione della sua partecipazione alla guerra civile di Spagna ha una garanzia di assistenza diplomatica, così trova rifugio presso l’ambasciata spagnola a Budapest dove comincia ad adempiere mansioni aiutando l’ambasciatore Ángel Sanz Briz a rilasciare finti salvacondotti a ebrei ungheresi per salvarli dal genocidio in atto.

Lapide in omaggio di Giorgio Perlasca a Budapest, nel distretto Újlipótváros.
Photo credit: Volcz Márta

Quando l’ambasciatore lascia Budapest lui si spaccia per il console spagnolo per poter continuare il salvataggio. Lui non solo rilascia i falsi documenti, ma visita gli ebrei salvati presso le loro abitazioni, cura personalmente l’organizzazione e l’approvvigionamento dei viveri, e molte volte strappa le persone letteralmente ai vagoni diretti per il campo di concentramento.
In questo modo salva 5200 persone.

Oltre a questi atti pericolosi, riesce anche a sventare l’incendio e lo sterminio nel ghetto di Budapest con 60 000 ebrei ungheresi, dissuadendo il ministro degli interni ungherese dal progetto minacciando sanzioni legali per la potenziale e probabile uccisione di cittadini “spagnoli”.

Dopo la seconda guerra mondiale ritorna in Italia e non parla di queste vicende.

La sua storia non la conosceremmo se nel 1987 alcune donne ebree ungheresi residenti in Israele non l’avessero rintracciato: trovato vivo a Padova divulgano la storia della sua opera, di conseguenza della quale viene insignito del riconoscimento ‘Giusto tra le nazioni’ e viene piantato un albero dedicato a lui nel giardino del museo Yad Vashem di Gerusalemme, mentre il suo nome viene inciso su una stele nello stesso giardino, come anche nel giardino della Sinagoga di Budapest.

In base ai suoi ricordi viene scritto il libro La banalità del bene dal giornalista Enrico Deaglio, nel 1997 è pubblicato il suo memoriale con il titolo L’impostore. Nel 2002 va in onda il film intitolato Perlasca. Un eroe italiano con l’attore protagonista Luca Zingaretti, nella regia di Alberto Negrin e con la colonna sonora di Ennio Morricone.

Gli ultimi anni della sua vita li passa sotto i riflettori e dà diverse interviste in cui alla domanda perché aveva agito così risponde sempre di aver solo fatto il proprio dovere che chiunque avrebbe fatto al suo posto.

Ecco una breve intervista con lui:

Vorrei citare solo due brevi domande e risposte dall’intervista:

“- Lei è cattolico? -Sì.

– E tutto ciò che ha fatto durante la guerra ha fatto magari anche perché era un cattolico?

No, l’ho fatto perché ero un uomo.”

Spero che ricorderete il nome di Giorgio Perlasca, un Giusto tra le nazioni.

Dopo aver letto questo testo fate l’esercizio ‘vero o falso’.

➡️ Conoscete le pietre d’inciampo? Leggete il testo e eseguite l’esercizio!

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